Cos’è il POV e come scegliere quello giusto? Una guida pratica tra distanza, persona e focalizzazione per scrittori esordienti.
In questo articolo proverò a riassumervi i concetti base sul tema dei punti di vista in narrativa (POV) con gli occhi di una persona non esperta, con l’intento di aiutare altri esordienti, come me, ad approfondire questo aspetto (non banale) della narrazione.
Autore e narratore, sono la stessa cosa?
Partiamo da un concetto tanto semplice quanto importante: la risposta alla domanda è un “Assolutamente no”. L’autore è la persona in carne e ossa che scrive il testo. Il narratore è una figura immaginaria, che racconta la vicenda. È un dispositivo, o strumento letterario se preferite, creato dall’autore per raccontare la storia.
Capire questa distinzione è fondamentale per evitare l’errore comune di credere che i pensieri del narratore coincidano con quelli dell’autore. Sapere che queste due figure sono distinte non è solo una finezza accademica, ma il primo passo per non fare confusione: quando parliamo di POV, ci riferiamo sempre alle caratteristiche del Narratore, non dell’Autore.
Vediamo le differenze tra le due figure:
| Caratteristica | Autore | Narratore |
| Natura | Essere umano reale | Funzione narrativa, non è reale ma può essere realistico |
| Conoscenza | Conosce tutta la storia (perché l’ha inventata) | Sa solo ciò che il suo “ruolo” gli permette di sapere |
| Relazione col POV | Sceglie quale POV usare | È lo strumento attraverso cui passa il POV |
L’Autore è colui che “sta fuori” e prende le decisioni strategiche: decide chi deve raccontare e con quale punto di vista farlo. Il Narratore, invece, è il filtro attraverso cui passano i fatti. È la nostra interfaccia verso il lettore. Definire questa separazione è ciò che ci permette di esplorare il primo vero strumento del POV: la Distanza.
La distanza
La distanza non è solo spaziale, ma anche psicologica ed emotiva. In narrativa, indica quanto il narratore sia vicino alla testa e al cuore del personaggio. Più la distanza è ridotta, più il lettore sente di essere il personaggio; più è ampia, più il lettore si sente un osservatore distaccato.
Per comprendere meglio il concetto, usiamo un esempio cinematografico. Immaginiamo che il narratore sia un regista che decide dove piazzare la cinepresa e come riprendere una scena. Avrà a disposizione tre opzioni:
Distanza massima (Il Grandangolo): Il narratore guarda la scena dall’alto o da lontano. Descrive i fatti in modo oggettivo, quasi clinico o storico. Non entra nei pensieri intimi, ma riporta solo le azioni. L’effetto è che il lettore osserva i fatti con distacco, come se leggesse una cronaca o un saggio.
Distanza media (L’obiettivo normale): Il narratore è vicino ai personaggi, cammina accanto a loro e li riprende da vicino. Racconta cosa provano a grandi linee, ma mantiene una sua voce distinta (come un giornalista che intervista qualcuno).
Distanza minima (La Body Cam): La distinzione tra narratore e personaggio quasi svanisce. Il narratore è “dentro” al personaggio e ne condivide i pensieri più profondi, i sensi e le reazioni immediate.
All’interno della narrazione la distanza può cambiare a seconda delle necessità. Fondamentalmente, la distanza minima ha lo scopo di generare empatia, “far sentire”, mentre la distanza massima serve a dare una visione d’insieme o oggettività, e pertanto “far capire”.
L’errore più comune dei principianti (me compreso) è mantenere una distanza “ballerina” senza volerlo, saltando dentro e fuori dalla testa del personaggio in modo confuso: il cosiddetto head-hopping. Credo sia utile sapere cosa sia e vi lascio uno splendido articolo di Emanuela Navone che consiglio di leggere.
Una volta stabilita la distanza, ovvero “quanto” vogliamo stare vicini al cuore della storia, dobbiamo scegliere lo strumento grammaticale per metterla in pratica: la Persona.
La persona
Se la distanza è una scelta di regia e risponde alla domanda “dove metto la cinepresa?”, la Persona è la scelta della voce e risponde alla domanda “chi parla al microfono?”.
È la decisione più immediata, quella che ci fa dire: “Scriverò questo libro usando l’Io o il Lui?”. Ricordate? Ne ho parlato in questo articolo. Solitamente, abbiamo tre strade davanti a noi: la prima, la seconda e la terza persona.
La Prima Persona è quella che ci permette di dire: “Io ho visto”, “Io ho fatto”. Il narratore è un personaggio che vive dentro la storia. Può essere il protagonista oppure un testimone che osserva i fatti da vicino. Scegliere l’Io significa stringere un patto molto forte con il lettore: gli stiamo promettendo che vedrà il mondo solo attraverso i nostri occhi, con tutti i limiti che questo comporta (non sapremo mai, ad esempio, cosa succede in una stanza se noi non ci siamo).
C’è poi la Seconda Persona, quel tu che si rivolge direttamente a chi legge. È una scelta molto particolare, quasi ipnotica. Avete presente i libri-game o quei romanzi dove vi sentite dire: “Entri nella stanza e senti un brivido”? Ecco, quella è la seconda persona. È uno strumento potente perché trascina il lettore dentro l’azione, ma è anche molto difficile da gestire per molte pagine senza che risulti un po’ forzato.
Infine arriviamo alla Terza Persona, il Lui o Lei. È la scelta più comune e anche la più flessibile. Qui il narratore sembra stare fuori dalla vicenda e osserva i personaggi dall’esterno. È lo strumento preferito dai narratori che hanno l’obiettivo di muoversi nello spazio e nel tempo con molta libertà, ma come vedremo tra poco, questa libertà può essere usata in modi molto diversi tra loro.
Una cosa che ho capito nella mia fase di studio è che, usare la prima persona, l’Io, non significa automaticamente essere a distanza minima. La Persona è semplicemente il filtro grammaticale che utilizziamo. Provo a farvi un esempio per comprendere meglio questo aspetto:
Immaginiamo un nonno che racconta ai nipoti un’avventura di cinquant’anni prima. Dirà sicuramente Io, ma lo farà con la saggezza, il distacco e magari l’ironia di chi sa già come è andata a finire. In questo caso, nonostante la prima persona, la distanza è massima: non siamo nel momento del pericolo, siamo al sicuro davanti a un camino. Al contrario, si può scrivere una storia in terza persona restando così incollato ai sensi del protagonista da far sudare freddo il lettore. In quel caso, la distanza è minima anche se non usiamo Io.
Ho trovato molto utile imbattermi in questi esempi all’inizio del mio viaggio. Mi ha infatti costretto ad approfondire meglio il tema (creandomi anche una certa confusione iniziale…lo ammetto). La mia personale scelta della prima persona è nata dalla volontà di creare nel lettore empatia con il protagonista, confondendo la grammatica con la distanza o meglio, fondendo i due aspetti che in realtà sono molto ben distinti. Ho quindi messo in discussione la scelta iniziale approfondendo l’alternativa: l’utilizzo della terza persona. Nel fare questo, mi sono trovato di fronte ad un ulteriore aspetto: la focalizzazione.
La focalizzazione
Semplificando al massimo, la focalizzazione non è altro che il perimetro della conoscenza del narratore. È la regola che stabiliamo all’inizio: “Cosa gli è permesso sapere?”. Quando usiamo la terza persona, questo perimetro può essere infinito oppure molto stretto, portandoci a scelte opposte. La focalizzazione può essere di tre tipi:
Focalizzazione Zero (Onnisciente e si usa con la terza persona): Qui il narratore è una sorta di entità superiore. Sa tutto di tutti: vede cosa succede a chilometri di distanza, conosce i segreti che i personaggi nascondono a se stessi e sa già come finirà la storia. Proprio perché “sa troppo’”, tende a creare una distanza maggiore con il lettore.
Focalizzazione Interna (Limitata e si usa con la prima e la terza persona): Qui il narratore decide di ‘incollarsi’ a un solo personaggio. Descrive la storia attraverso gli occhi di uno dei personaggi, spesso del protagonista. La prospettiva è fortemente limitata a ciò che vede, pensa e fa il personaggio o i personaggi.
Focalizzazione Esterna (si usa con la terza persona): In questo caso, il narratore ne sa meno dei personaggi. Si limita a osservare quello che accade dall’esterno e si astiene da commenti e giudizi, limitandosi a raccontare gli eventi in modo distaccato e neutrale.
Narratore singolo o multiplo
Abbiamo fin qui visto che, oltre a scegliere la voce, dobbiamo decidere la distanza e quanto questa voce debba essere informata sui fatti. Ma c’è un’ultima cosa che vi condivido, la differenza tra narratore singolo e multiplo. Personalmente davo per scontato che avere un unico narratore che ci accompagna dalla prima all’ultima pagina fosse cosa normale, ovvia e la più comune. Oggi, invece, è molto meno raro rispetto al passato, leggere romanzi a punto di vista multiplo. Non credo sia necessario spiegarne le differenze, ma solo ribadire che in molti post e video, si sottolinea spesso che la scelta del narratore multiplo (soprattutto per chi, come me, è alle prime armi) rende più probabile l’ head-hopping. Vi riporto questa frase che ho trovato online: “Se decidiamo di cambiare “testa”, dobbiamo essere bravissimi a far capire subito al lettore dove si trova. Non c’è niente di peggio che leggere tre pagine e chiedersi: Ma chi è che sta pensando queste cose?”
Dal mio punto di vista, la narrazione multipla, credo sia per scrittori già rodati perché aggiunge un ulteriore elemento da dover controllare. Allo stesso tempo però, proprio questa frase mi ha convinto a mettermi alla prova e sperimentare il narratore multiplo nella storia di Bezzie.
Cos’è quindi il POV?
Ok, ci siamo. Ho tentato di semplificare il più possibile con una scaletta che spero sia risultata semplice e comprensibile fino a qui. Abbiamo analizzato tutti questi frammenti: l’identità del narratore, la sua distanza emotiva, la persona grammaticale, il perimetro della sua conoscenza e, infine, il tipo di narratore. Adesso posso dire cosa ho capito del POV (Point of View).
Il POV non è solo “chi parla”. È più complesso. È lo strumento attraverso cui la storia arriva al lettore. Scegliere il proprio POV significa rispondere a tre domande fondamentali ogni volta che vi sedete davanti alla pagina bianca:
- Chi è il mio narratore? (E ricordate: non siete voi, voi siete gli autori)
- Quanto voglio che il lettore si senta “dentro” la storia? (La distanza).
- Cosa gli permetto di sapere e di vedere? (La focalizzazione).
Non esiste un POV “giusto” o “sbagliato” in assoluto. Esiste solo quello più efficace per l’effetto che volete ottenere e per farlo bisogna studiare un pochino (e non è detto che non si commettano comunque errori).
L’errore che facevo all’inizio, e che spero questo articolo vi aiuti a evitare, è pensare che il POV sia solo una scelta grammaticale quando in realtà è uno strumento molto più potente. Conoscerla vi pone delle domande e dei dubbi ogni volta che scrivete. Deve esserci chiaro ancor prima di iniziare: è il modo in cui si decide di comunicare con il lettore “Vieni, guarda il mondo attraverso questi occhi” (questa è la decisione dell’autore). E anche così è molto probabile che un editore esperto vi “ribalti” intere parti del vostro scritto.
La mia decisione finale? Io sono rimasto alla prima persona interna. La scelta è arrivata dopo aver seguito un consiglio in un video che ripropongo qui visto che lo ritengo molto utile: ho scritto una scena del primo capitolo in prima persona, l’ho copiata e incollata su un foglio bianco e adattata alla terza persona interna. Vi posso garantire che cambiare la persona, accorciare o allungare la distanza, non cambia solo le parole, ma cambia proprio il senso profondo della storia. A quel punto, io ho preso la mia decisione.
Conclusioni
Spero che questa carrellata tra distanze, focalizzazioni e pronomi vi sia stata utile per fare un po’ di ordine, proprio come lo è stata per me. Studiare il POV mi ha fatto capire che non sto solo scrivendo una storia, ma costruendo l’esperienza che qualcun altro vivrà attraverso le parole.
Proprio perché questo è un percorso di studio che sto portando avanti “in diretta”, mi piacerebbe moltissimo sapere cosa ne pensate:
- C’è qualche concetto che è rimasto poco chiaro?
- Quale “lente” narrativa state usando per la vostra storia e perché?
- Avete scoperto qualche trucco o risorsa che volete condividere?
Scrivetelo nei commenti o mandatemi un messaggio. Il confronto è il motivo per cui ho creato questo spazio e sono curioso di scoprire come state gestendo la vostra “cinepresa”.
Buona scrittura a tutti!
Risorse utili per approfondire
Condivido alcune risorse che ritengo possano esservi utili:
- I 5 Punti di Vista in Narrativa con Daniele (di Navigando Parole)
- Punti di vista – La prima persona (di Fabrizio Valenza)
- I narratori in terza persona – Tutorial di scrittura – come scrivere un libro (di Alice Gibellini)
- POV – Il punto di vista (di Fabrizio Valenza)
- I punti di vista e la focalizzazione spiegati da Michele Renzullo di www.scritturacreativa.org.
Vuoi diventare anche tu un passeggero?
Sali a bordo di Bezzie per rimanere aggiornato su ogni nuova fermata e sulle mie scoperte.

