Capire lo Show don't tell per scrittori alle prime armi. Immagine di copertina una quinta di un paesaggio di mare.

Show, don’t tell

“Show, don’t tell” è definito uno dei primi e più importanti principi della scrittura creativa. Ma che cos’è? In cosa consiste? Proviamo insieme a capirci qualcosa.


Inizio oggi una serie di articoli basati sulle mie scoperte durante la stesura del mio romanzo. Il web è pieno di consigli, ma voglio condividere con voi ciò che ritengo davvero essenziale sapere. Uno dei primi temi che ho approfondito è stato il principio (o il motto secondo alcuni) “Show, don’t tell”. Personalmente, mi sento molto in linea con questo principio, che è stato uno dei primi che ho voluto approfondire. Vi racconterò ciò che ho compreso, ma ricordo sempre che non sono un esperto: se volete approfondire con fonti più autorevoli, il web offre molto materiale.

Cos’è?

Se conosci l’inglese, la traduzione è diretta: “Mostra, non raccontare/descrivere”. La forma classica è “Show, don’t tell”, ma la mia versione personale, “Show! Don’t tell”, la uso come un monito per me stesso. E’ considerato uno dei principi basilari della scrittura moderna e letteralmente invita l’autore a mostrare al lettore cosa sta succedendo attraverso azioni, dialoghi, sensi ed emozioni, invece di raccontarglielo con una semplice affermazione. È la differenza tra dire al lettore che una persona è in un certo modo e farglielo vedere con i suoi occhi. Sembra banale ma non lo è affatto. Riassumendo in poche e semplici parole è un invito a lasciare che sia il lettore a formulare il proprio giudizio o opinione. Il lettore deve dedurre il carattere, le fragilità e i comportamenti dei personaggi attraverso la comprensione delle loro azioni. Non bisogna “imboccare” il lettore, ma trascinarlo a farsi un suo pensiero.

Facciamo un esempio.

Per capire meglio in cosa consiste questa tecnica narrativa vi posso riportare una scena del mio romanzo. Vi voglio far vedere come avrei potuto scriverla e come, invece, ho deciso di mostrarla. Ecco la versione “tell”:

Amelia accende il motore dell’autovettura. Ingrana la marcia ma non parte. Si volta verso di me e mi fissa con aria tra l’arrabbiato e lo scocciato . Con voce ferma e severa mi ricorda “La cintura!”. Sono nervoso e con entrambe le mani l’afferro con un gesto goffo.

Ed ecco la stessa sequenza applicando lo “Show” cercando di lasciare al lettore la comprensione del climax e del carattere di Amelia (un carabiniere).

Amelia accende il motore dell’autovettura. Ingrana la marcia ma non parte. Una mano sullo sterzo, l’altra sul cambio in posizione sulla prima marcia. Fisso la leva del cambio e mi chiedo perché quella indecisione a partire. Passa un istante e Amelia si volta verso di me senza proferire parola. Con lo sguardo a metà strada tra l’arrabbiato e lo scocciato. Non mi guarda in faccia. O almeno non direttamente. Sembra che mi stia guardando attraverso, in un punto oltre la mia testa. Un lampo mi attraversa la testa…”Cazzo la cintura!”. Mi affretto ad afferrarla con entrambe le mani in un gesto goffo. Amelia mi osserva e scuote leggermente la testa.

In pratica questa tecnica vuol dire riuscire a trasmettere al lettore uno stato d’animo o una caratteristica di un personaggio senza dichiararlo apertamente o descriverlo in maniera didascalica. Al contrario, La tensione è palpabile e il lettore deduce l’autorità di Amelia e il nervosismo del protagonista.

Differenza tra “Show” e “tell”

Quando usi il “Tell” (Raccontare), agisci come un narratore che sta riassumendo la trama. Stai semplicemente dichiarando un fatto o un’emozione in modo diretto e astratto, come se scrivessi una didascalia sotto una scena statica. Ad esempio, se dici che il protagonista della tua storia “è terrorizzato”, stai dando al lettore la conclusione finale senza offrirgli alcuna prova visiva o sensoriale. È un modo rapido per trasmettere informazioni, ma non permette al lettore di sentire l’emozione o di vedere la scena con chiarezza. Rende la lettura passiva.

Al contrario, quando usi lo “Show” (Mostrare), ti comporti come un regista. Non dichiari le cose, ma metti in scena l’evento usando azioni, dialoghi e dettagli sensoriali. Se vuoi mostrare ad esempio che il protagonista della tua storia è spaventato perché non ama essere a bordo di un aereo, descriverai “L’ansia lo assale. Un istinto primordiale gli urla di scappare, di correre via, ma sa che da qui, da questo tubo metallico sospeso nel cielo, non c’è via di fuga”. Con lo “Show”, il lettore è costretto a usare l’immaginazione per elaborare questi dettagli e arrivare da solo alla conclusione che il tuo protagonista è davvero terrorizzato.

Qual è il beneficio?

Questa tecnica risulta molto funzionale per il coinvolgimento del lettore, grazie all’immediatezza e alla curiosità di comprendere in autonomia gli stati d’animo e le caratteristiche dei personaggi. Un ulteriore aspetto positivo è l’impatto verso il lettore rendendo lo scritto memorabile e vivido. Infine questo tipo di narrazione catapulta il lettore nella scena, come uno spettatore invisibile per i protagonisti della storia.Io lo immagino come una scena di un film: una telecamera nascosta ti posiziona all’interno della scena, come spettatore invisibile. Nel mio esempio precedente, sei dentro l’auto, al fianco del protagonista e del carabiniere. Il lettore è lì, vive l’esperienza, la sente e percepisce con i sensi, analizzando inconsciamente le azioni per maturare la propria “opinione” sui personaggi. Deve essere ben descritta e la scelta delle parole è importantissima. Interessante eh? Indirettamente, o forse neanche troppo, questo metodo aumenta la fiducia del lettore: permetti infatti a lui di formulare le proprie conclusioni e le proprie opinioni.

Quando usarla?

Come ogni regola o principio, dipende. E’ importante conoscerla ma non è detto che sia sempre necessaria. Dipende dalla scelta dell’autore, dalla sua volontà di far “vivere” in maniera intensa o meno una scena o se vuole far conoscere aspetti caratteristici del personaggio. Un’immagine e un’azione può essere anche semplicemente descritta e può essere funzionale rispetto all’obiettivo. Ma credo di aver capito che la decisione debba essere pilotata dalla regola aurea: coinvolgere il lettore. Anche una descrizione ben fatta e ben strutturata può coinvolgere ed essere piacevole. Quindi alla domanda “quando usarla” suggerisco di valutare queste situazioni:

  • Scene importanti che sono il cuore emotivo della storia
  • Sviluppo dei personaggi chiave che sono importanti ai fini della storia o di una scena importante
  • Quando è necessario un’immersione del lettore nell’ambientazione o atmosfera dove accadono degli eventi importanti

Perché è importante conoscerla?

Perché uno scrittore alle prime armi, esattamente come me, tende ad essere molto descrittivo e poco coinvolgente. Siamo interessati a raccontare la trama della nostra storia, quindi attratti dal “cosa”, senza badare troppo al “come”. Il risultato è quello di essere eccessivamente didascalici. In diversi post e video di persone che ne “sanno”, sembra essere uno degli errori più comuni e debilitanti della scrittura non ancora matura. Io per esempio, una volta appreso questo metodo ho pensato di riscrivere interi paragrafi notando un effettivo beneficio in termini di leggibilità e di coinvolgimento. Non bisogna abusarne sia chiaro, però in certi contesti è effettivamente molto utile.

In conclusione

“Show, don’t tell” è spesso definita una delle prime e più importanti “regole” della scrittura creativa. Padroneggiarla da subito è come imparare le basi della grammatica musicale: ti dà la libertà di costruire composizioni sempre più complesse.
Una volta che uno scrittore alle prime armi ha acquisito la sensibilità per quando “mostrare”, sarà molto più abile a decidere in seguito quando infrangere la regola e usare il “Tell” per ottenere l’effetto desiderato (come il ritmo o il riassunto). Io, personalmente, ci sto ancora lavorando.
In sintesi, per un principiante, è la chiave per passare da un manoscritto didascalico a una storia da provare a far vivere.

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